AIESGRAF - Associazione italiana educazione sanitaria grafologica

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Articoli


Il tempo che fugge

Il sentimento del fluire del tempo che ci sfugge e pur ci trascina, non è solo patrimonio della cultura antica(chi non rammenta il “carpe diem” oraziano),ma è proprio anche del presente e della dimensione della quotidianità.
La vita quotidiana, infatti, si dipana sul tempo misurato dalle convenzioni, dall’organizzazione del lavoro. Anche il tempo libero è occupato.
Forte nei più è l’illusione di guadagnare tempo, o di nascondersi al tempo che va ,e l’abitudine ne è il segno, con il suo orologio che non scandisce il tempo, ma è immemore nel suo scorrere atemporale.Ne deriva un avvicendarsi di giorni nel segno costante della routine.
Con la routine si infittiscono i quozienti della banalità, della insignificanza e della estraneità: chi entra nel suo gioco conquista il premio del “ripetitivo- avvilente” che è negazione dell’entusiasmo, della vivacità, della creatività.
Ne deriva tutta una pluralità di manifestazioni di insofferenza; somatizzazioni; delusione; noia: un universo di sentimenti i quali potrebbero prendere una piega diversa, se adeguatamente etichettati, resi oggetto, in altre parole, di un dialogo aperto, favorito anche da quegli scavi ermeneutici resi possibili dalle analisi psicografologiche.
Il non detto che condanna l’individuo al silenzio trova spesso la sua espressione nella scrittura : il simbolismo degli elementi che si basano sugli archetipi del pensiero umano permette di gettar luce su problemi inconsci, di ordine sessuale, intellettuale, spirituale. Il processo del far recuperare alla persona il non detto,il silenzio della noia, può essere avviato, ad es., dall’osservazione dei segni grafici simboleggianti l’ “ascolto” .
Ascoltare significa superare i pregiudizi, i rumori interni ed esterni, e dar spazio all’altro. Lo spazio tra le lettere, le parole, i righi, immediatamente riscontrabile attraverso il bianco, l’aria, che circola liberamente tra i neri, simboleggia la pausa in cui si ascolta l’altro, il partner, e ci si inserisce con serenità e gratificazione nel sociale.
Il problema dell’ascolto è fondamentale per la vita in generale e, in particolare, per la vita relazionale : l’ascolto, infatti, presuppone sensibilità per l’altro. E la sensibilità, come apre all’ascolto, così dispone al rispetto, al sacrificio, alla fedeltà.
Attraverso opportune espansioni di quanto evocato dalla riflessione sul significato dei vari segni grafici si può aiutare la persona in crisi a valutare l’incidenza della routine nella vita per portare contributi alla rivalutazione della quotidianità.
La quotidianità non può essere eliminata: è assai pericoloso operare, sia pur inconsciamente, quella scissione da “sabato del villaggio”, per cui l’Io della quotidianità rimanda all’ Io della festa , e solo a questo, destina la possibilità della gioia, del “nuovo”, di vivere esperienze felici e gratificanti.
Certo, la scissione è frequente in chi identifica, anche sotto l’influenza dei media, la quotidianità, il vivere giorno per giorno, con il grigiore, la pesantezza, l’alienazione e la cui unica chance è la scappatoia dell’evasione, del divertimento, della festa, in compagnia di speranze illusorie e progressiva tristezza , noia , e travagli usati.
Diversa è la posizione di chi sa evitare la cristallizzazione delle cose e delle persone secondo categorie predeterminate e pregiudizievoli, per aprirsi al nuovo attraverso un impegno esistenziale, un essere nel “tempo”, che, grazie all’attenzione alle differenze, al piacere della distensione e dell’allegria(non confinate in spazi residuali del nostro esistere),all’ipotesi del “come se”(che permette un flusso di coscienza nuova su situazione date),al ruolo del gioco(come dimensione estetica, dionisiaca, creativa, del vivere e che, come tale, esclude la volontà di potenza, la sicurezza di possedere qualcuno e prevede la disponibilità al cambiamento, ad essere messi alla prova…),al ruolo dell’immaginazione e dell’entusiasmo(come capacità di modificare dati e processi della vita personale),permette il profilarsi di orizzonti di senso e di felicità che arricchiscono le potenzialità più creative dell’individuo anche nel tempo della quotidianità.
La disponibilità al nuovo richiede il superamento continuo della resistenza a stabilire rapporti autentici, con se stessi, con l’altro, con il sociale, attraverso la creatività quale superamento della rincorsa affannata a momenti perfetti “oltre il tempo”, e quindi da noi, dalla nostra storia, e condizione di riconquista del tempo, spogliato dei gravami dell’abitudine e della routine ed illuminato dalla speranza.
Paolo Brondi

Il tempo che fugge


 

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